Food

Regulation (EU) 2018/456 on the procedural steps of the consultation process for determination of novel food status in accordance with Regulation (EU) 2015/2283 of the European Parliament and of the Council on novel foods

 

Over the last years, the EU food sector has experienced a vast number of new foods: from third countries, from new agricultural practices and, mostly, from new technological processes. Consumers demand genuine and differentiate products has pushed the sector to do more. Trends changes and the market must respond to that change. The insect has finally reached our tables and confirmed to be safe by the European Food Safety Agency (EFSA).

Those defined as “novel food” (new foods) falls- in the EU food regulation framework- under the Regulation 2015/2283 on Novel Food. A novel food, by definition, is a food or a food ingredient that has not been consumed before the 15th of May 1997 in the EU. A new production process, which is called “not traditional” is also a factor that affects the evaluation of new food. The year 1997 makes the watershed for the Novel Food because of the very first regulation, Regulation (EC) No 258/97, released in that year. A new version in 2015 update and refined the previous one, changing, eliminating and introducing new concept as well. Today, every new food must be evaluated and concluded to be safe for consumption before being introduced in the EU market. A submission to the European Commission and an evaluation of EFSA are required for entering the market.

Although it seems easy to determine whether a food is “novel”, sometimes it is not. Producers or manufacturers are not always sure about the status of their product but, fortunately, Article 4 introduce a procedure that helps those before committing to formal submission. The Commission Implementing Regulation (EU) 2018/456 refers as “Determination of novel food status” or “Consultation process on novel food status” guides the Food Business Operators through a consultation process in accordance with Art. 4 which foreseen a consultation with the Member States (where the food wants to be introduced firstly on the market) and asks for a public opinion on that.

The essential point of the procedure is to demonstrate a solid history of consumption of the potential novel food and that there are no changes in the structure of the food, nutritional value, metabolism and or level of undesirable substances.

The content of a consultation request consists in:

  1. A cover letter;
  2. A technical dossier;
  3. Supporting documentation;
  4. An explanatory note clarifying the purpose and relevance of the submitted documentation

 

Commission Implementing Regulation 2018/456 provides in the Annex templates and instruct the FBO to send them electronically to the Member State. The consultation process foresees the evolution from the Member States which can ask the EFSA to give its opinion as well. Additional information can be asked from authorities to the FBO. The novel food status shall be concluded within 4 months from the received of all the relevant and comprehensive information, an extension can be applied whether other information is asked, and the applicant needs more time to retrieve them.

Confidentiality is a guarantee when there are justifying reasons behind it, However, confidentiality shall not apply to (a)the name and address of the applicant; (b)the name and description of the food; (c)a summary of the studies submitted by the applicant; (d)where appropriate, the analysis method(s).

FBOs should be sure when their products are novel or not and the regulation gives them the tool to do so. It has to be pointed out, however, that most of the time, retrieving the right consumption data is even harder than going straight to the formal submission. The success rate seems to be low, at the moment. Robust and reliable data of consumption are difficult to find. The high rate of rejection by the EFSA can be seen also on their website.

Il biologico e le novità dal 2021

 

Il Regolamento n° 2018/848 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici abroga il precedente Regolamento n° 834/2007 e, letto congiuntamente al Regolamento di esecuzione (UE) 2021/279 della Commissione del 22 febbraio 2021, regola nuovamente l’intero settore del biologico introducendo interessanti novità.

Il termine biologico o all’inglese organic definisce una categoria di prodotti (dall’alimentare, all’agricolo, ai mangimi) che derivano da tecniche di produzione che sono strutturate al fine di salvaguardare l’ambiente, il clima, le risorse, la biodiversità e non per ultimo il benessere dell’animale. Caratteristica centrale della produzione biologica è, inoltre, la sostenibilità e quindi la promozione della produzione locale. L’articolo 4 e l’articolo 5 sviscerano ampiamente quelli che sono gli obiettivi e i principi generali della produzione biologica.

L’attenzione verso le condizioni di vita dell’animale era già tema di interesse nel Regolamento sui controlli ufficiali n° 2017/625 ma chiaramente il settore biologico impone standard più altri in questi termini; le condizioni di vita includono la qualità dell’ambiente in cui l’animale viene tenuto per esempio.

L’ambito di applicazione descritto dall’articolo 2 vede prodotti agricoli vivi o non trasformati, compresi sementi e altro materiale riproduttivo vegetale, prodotti agricoli trasformati destinati a essere utilizzati come alimenti, i mangimi e taluni prodotti che vengono elencati specificatamente nell’allegato I del Regolamento (tra questi figurano lieviti, sale, gomme e resine naturali, la cera d’api, gli oli essenziali). Le norme si applicano a qualsiasi operatore in qualunque fase della produzione, preparazione e distribuzione della merce di interesse etichettata come biologica.

Parallelamente, non vengono inclusi in questo Regolamento prodotti della caccia o della pesca di animali selvatici in quanto il controllo di tali produzioni non può essere garantito. Eccezione viene fatta all’apicoltura che invece viene inclusa come biologica, se condotta secondo determinati criteri.

Il riconoscimento di una produzione biologica può essere emesso da un ente di controllo di terza parte e rilasciato per singola categoria. Allo stesso tempo, però, diversi enti di certificazione possono riconoscere diverse categorie dello stesso operatore biologico. La frequenza di controllo prevede un controllo annuale che può diventare biennale in caso di assenza di frode per tre anni consecutivi.

Essendo che il biologico certifica di fatto una produzione, un’azienda vede la certificazione su tutta la sua produzione. Tuttavia, è possibile la certificazione di alcuni soli prodotti purché la gestione di questi e di quelli convenzionali sia distinguibile e controllabile.

Una delle novità interessanti introdotte dal nuovo regolamento è la possibilità di conseguire una certificazione di gruppo, vantaggiosa per i piccoli produttori che possono condividere costi di tale certificazione. I requisiti perché questo possa essere perseguito sono:

  • il costo dell’iter di riconoscimento e verifica dovrà essere superiore al 2% rispetto al fatturato generato da prodotti biologici;
  • il fatturato annuale dovrò essere inferiore a 25.000 euro;
  • le superfici dovranno essere diverse per tipologie produttive,
  • le attività devono trovarsi geograficamente vicine tra loro;
  • ci sarà una personalità legale unica;
  • il sistema di controllo interno dovrà essere unificato così come la distribuzione sul mercato dei prodotti biologici certificati.

 

Di nuova introduzione è anche la possibilità di commercializzare prodotti biologici in Stati Membri diversi che hanno residui di sostanze chimiche più alti, ma sempre inferiori al regolamento EU. Questo significa che i Paesi Membri non potranno impedire l’ingresso sul mercato di prodotti biologici provenienti da altri paesi UE con limiti residuali più elevati di sostanze non autorizzate nazionalmente (sempre rispettando i limiti dei regolamenti comunitari).

Dal Regolamento viene anche valutata la questione delle sementi biologiche e no, i quali ultimi ancora impiegati per la produzione di prodotti etichettati biologici. La deroga dell’utilizzo di sementi non biologiche per la produzione di alimenti biologici cesserà nel 2035, anno a partire dal quale i prodotti biologici saranno definibili tali solo quando anche le sementi sono biologiche, introducendo così un divieto dell’uso di sementi non biologici in un sistema di produzione biologico.

Il periodo di conversione, descritto come il periodo in cui l’azienda passa da convenzionale a biologico viene previsto per un lasso di tempo di 12 mesi durante i quali i prodotti non potranno essere etichettati come biologici. Alcuni prodotti, tuttavia, che ricadono in categorie limitate (art. 10.4), possono tuttavia essere commercializzati come biologici in conversione”.

Il regolamento è entrato in vigore il 17 giugno 2018, ma si applica a partire dal 1° gennaio 2021, nonostante esso preveda delle deroghe anche alla data di applicazione di specifici articoli.

Link per il Regolamento https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32018R0848

Regolamento 2019/1381 e l’operatore del settore alimentare

 

Tra pochi giorni il Regolamento 2019/1381, relativo alla trasparenza e alla sostenibilità dell’analisi del rischio nella filiera alimentare dell’Unione, anche conosciuto come Regolamento sulla trasparenza, entrerà in vigore dopo un anno e mezzo dalla sua pubblicazione (6 settembre 2019).

Il 27 marzo 2021 le disposizioni stabilite dal Regolamento verranno considerate obbligatorie e verranno applicate alla filiera alimentare; di particolare impatto saranno quelle volte a modificare il Regolamento 178/2002 sulla gestione degli studi a supporto della sicurezza degli alimenti. Ma andiamo con ordine.

Il Regolamento trasparenza nasce sulla scia di un’azione dei cittadini contro il Glifosato, il pesticida più usato al mondo che suscita da anni discussioni e pareri discordanti (European Citizens’ Initiative (ECI): “ban glyphosate and protect people and the environment from toxic pesticides”). In questa occasione, i cittadini hanno domandato alle Autorità più trasparenza per quanto riguardava i dati scientifici a sostegno del suo uso, trasparenza che ha portato la Commissione Europea a rivedere il framework di regolamenti del settore alimentare per valutare se questo fosse “fit for purpose” (adatto agli scopi che si prefigge).

Il così chiamato “Fitness Check” al framework del settore alimentare si è concluso con una revisione dei seguenti Regolamenti:

  • Regolamento quadro del settore alimentare (Reg. n° 178/2002)
  • OGM (coltivazione e per alimenti / mangimi) (Reg. n° 1829/2003)
  • Additivi per mangimi, aromi di affumicatura (Reg. n° 2065/2003)
  • Materiali a contatto con gli alimenti (Reg. n° 1935/2004)
  • Additivi, aromi and enzimi alimentari (Reg. n° 1331/2008)
  • Prodotti fitosanitari (Reg. n° 11074/2009)
  • Nuovi alimenti (Novel Foods) (Reg. n° 2015/2283)

 

I principali obiettivi del Regolamento, che va a modificare parte dei regolamenti precedentemente menzionati, sono volti a migliorare la trasparenza tra l’operatore del settore alimentare, l’Autorità (EFSA) e il consumatore finale. Il consumatore avrà a disposizione più dati per “controllare” le posizioni prese da EFSA e dall’industria. In dettaglio, i quattro pilastri sui quali l’intero regolamento si basa, possono essere riassunti in:

  • Sostenibilità e governance di EFSA, cooperazione e maggior coinvolgimento degli Stati Membri;
  • Qualità e affidabilità degli studi presentati a sostegno delle conclusioni giunte sui prodotti regolamentati nella catena alimentare;
  • Migliore comunicazione del rischio;
  • Trasparenza nella valutazione del rischio da parte del l’Unione.

 

Tra le novità più grandi c’è l’inserimento di quello che potrebbe essere definito come un confronto pre-submission, ossia una consultazione con EFSA prima della presentazione di un dossier. In tal senso, l’operatore del settore alimentare, che intende immettere sul mercato un nuovo alimento o rispondere ad una particolare problematica, potrà confrontarsi con EFSA in merito alla strategia scientifica più conforme al raggiungimento dei suoi risultati ed avere un parere da EFSA su come procedere.

Parallelamente a questa possibilità, viene inserito invece l’obbligo di notificare l’EFSA sugli studi che si intendono condurre; notifica che deve essere confermata sia dai laboratori incaricati che dal richiedente e che deve presentare il titolo, l’ambito, la struttura di prova, le date di inizio e di completamento pianificate. I dossier contenenti studi che non sono stati pre-notificati al tempo, non saranno considerati validi, se non giustificati a tal senso.

Una volta accettato un dossier, l’EFSA avrà il compito di istituire una banca dati pubblica dove gli studi commissionati dall’industria e svolti dai laboratori certificati saranno disponibili al pubblico. Le operazioni di post-submission vedranno la pubblicazione di una versione non confidenziale dei dossier, da parte di EFSA, e l’inizio della valutazione. Gli studi a sostegno verranno resi pubblici e l’EFSA potrà lanciare una consultazione per il raccoglimento di più dati disponibili.

Ulteriori informazioni vengono date dal Regolamento in merito alla confidenzialità di alcune parti dei dossier, che verranno garantite tali in seguito a giustificazioni sostenibili. Gli Stati Membri acquisiscono un ruolo rilevante all’interno dell’organo decisionale, in quanto ogni stato dovrà eleggere un rappresentante esperto da inserire all’interno del Management Board di EFSA.

Sulla carta, se il sistema proposto viene rispettato, sarà più facile accedere ad informazioni quali quelle sulla sicurezza dei prodotti sulle nostre tavole, aumentando la fiducia del consumatore verso le autorità. Al contempo, però, c’è da chiedersi se un aumento degli steps richiesti, prima di giungere ad una registrazione, non si traduca in tempistiche eterne e un rallentamento delle procedure dalle quali l’operatore alimentare potrebbe uscirne penalizzato.

Regolamento consultabile: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32019R1381

Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=5282

Il pacchetto Economia Circolare

 

Tutti gli imballaggi sul mercato dovranno essere provvisti di un’etichettatura ambientale per essere messi sul mercato nazionale: la novità arriva finalmente da due delle quattro direttive europee del pacchetto sull’economia circolare. Parliamo della Direttiva UE 2018/851 sui rifiuti e della Direttiva UE 2018/852 relativa agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio. In Italia, queste due direttive sono recepite dal Decreto Legislativo del 3 settembre 2020, n. 116, in vigore dal 26 settembre 2020.
Così come l’intero “pacchetto circolare”, le normative puntano a controllare lo smaltimento e i rifiuti nell’ottica di preservare l’ambiente e andare via via a sostituire i materiali non riciclabili. Tra gli obiettivi delle nuove direttive è previsto il riciclo entro il 2025 per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035) e parallelamente si vincola lo smaltimento in discarica (fino ad un massimo del 10% entro il 2035). Il 65% degli imballaggi dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. I rifiuti tessili e i rifiuti pericolosi delle famiglie (come vernici, pesticidi, oli e solventi) dovranno essere raccolti separatamente dal 2025 e, sempre a partire dal 2025, i rifiuti biodegradabili dovranno essere obbligatoriamente raccolti separatamente o riciclati a casa attraverso il compostaggio. Per quel che riguarda la discarica, il pacchetto Ue limita la quota di rifiuti urbani da smaltire a un massimo del 10% entro il 2035.

Ma focalizziamoci sugli imballaggi. Cosa viene previsto dal nuovo Decreto Legislativo, in breve?

Gli imballaggi dovranno essere etichettati secondo le norme tecniche UNI applicabili (ossia in funzione del materiale di cui si tratta) e definiti in modo che la raccolta, il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio di questi ultimi sia facilitato e di facile comprensione anche per i consumatori finali. Quante volte guardando una confezione vuota di biscotti ci siamo chiesti in quale cestino della nostra raccolta differenziata andasse destinato il nostro rifiuto? In termini pratici dovremmo, d’ora in poi, essere in grado nelle nostre cucine di sapere dove buttare i cartocci del latte e i sotto pacchetti delle patatine. L’imballaggio, o packaging ci fornirà le istruzioni.

La questione non è del tutto nuova, tuttavia. Molti marchi, negli ultimi anni, come politica di marketing hanno fatto dell’ambiente una priorità e si sono impegnati nel fornire queste informazioni già dal principio. Nulla di nuovo, quindi, per alcuni.

Chiaramente l’etichettatura dovrà essere apportata su ogni componente separabile dell’imballaggio, senza tralasciare i materiali a diretto contatto con i cibi (o MOCA). Il Decreto in questi termini coinvolge tutti i tipi di imballaggio: primario, secondario e terziario.

Le informazioni minime che devono obbligatoriamente essere riportate in etichetta riguardano:

  • Tipologia di imballaggio (scritto per esteso o rappresentazione grafica);
  • L’identificazione del materiale (codifica alfanumerica, ai sensi della Decisione 97/129/CE);
  • La famiglia di materiale di riferimento e l’indicazione sul tipo di raccolta;
  • Esplicitazione “verifica le disposizioni del tuo Comune”.

 

Queste, poi, possono essere aggiunte di informazioni di tipo volontario.

Le Linee Guida CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), redatte con l’Istituto Italiano Imballaggio e grazie al confronto con UNI, Confindustria, Federdistribuzione e molte altre Associazioni di categoria, sono state rilasciate in merito al tema il 29 Dicembre 2020 (disponibile al link: http://www.progettarericiclo.com//docs/etichettatura-ambientale-degli-imballaggi). Le Linee Guida descrivono le informazioni minime da riportare sull’etichetta ambientale ma anche quelle facoltative. Esempi concreti vengono proposti per confrontare le diverse modalità attraverso cui apporre un’etichetta ambientale a diversi tipi di pack, differenziati per destinazione d’uso (B2B e B2C) e per composizione (monocomponente o composto da più componenti separabili manualmente). Uno strumento essenziale per chi si deve interfacciare con la nuova serie di norme.

Al fine di aiutare le aziende, il CONAI ha messo a disposizione da metà gennaio un nuovo tool e-tichetta interamente dedicato all’etichettatura ambientale degli imballaggi per guidare le aziende nell’adozione di un sistema di etichettatura conforme e chiaro per i consumatori finali (http://e-tichetta.conai.org).

Con gli insetti verso il futuro. Siamo sicuri?

 

La parola “entomofagia”, dal greco éntomos, “insetto”, e phӑgein, “mangiare”, indicata un regime alimentare che prevede il consumo di insetti. Sebbene l’Europa stia cominciando a familiarizzare con il tema solo dall’ultimo decennio, questo non è il caso della Cina, alcuni paesi del Centro America, dell’Asia e dell’Africa che già consumano insetti tradizionalmente.  In queste regioni, gli insetti vengono largamente consumati ad ogni stadio di crescita: uova, larve, crisalidi ed adulti.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) circa 2 miliardi di persone nel mondo consumano abitudinariamente insetti. Secondo un articolo pubblicato dal nel 2015 da Yde Jongema, tassonomista del Laboratorio di Etimologia della Wageningen University, tra le 2.037 specie consumate, la maggior parte appartiene al gruppo dei coleotteri (scarabei), dei lepidotteri (cavallette, locuste e grilli), e degli emitteri (cicale, cicaline e cimici).

I fattori che spingono l’introduzione degli insetti nella dieta sono essenzialmente due: il crescente aumento della popolazione, che si traduce in un aumento della quantità di cibo necessario, e la sostenibilità della produzione di insetti, la quale abbatterebbe l’impatto ambientale che attualmente porta l’allevamento animale. Gli insetti presentano attualmente una buona alternativa per soddisfare il crescente fabbisogno alimentare della popolazione mondiale in quanto dal punto di vista nutrizionale non hanno nulla da invidiare alle altre fonte proteiche animali. I numeri sostengono che il contenuto proteico di locuste e cavallette, per esempio, varia dal 18 al 32%, quello dei grilli dall’8 al 25%; se consideriamo che il contenuto proteico della carne di vitello è intorno al 22% (così come quello di alcuni pesci) la comparazione conferma gli insetti come alimenti proteici di tutto rispetto.

Nonostante i benefici sociali, economici, ambientali e nutrizionali che gli insetti rappresentano, il consumatore medio è restio ad accettare la loro introduzione nella dieta, considerando l’insetto come alimento di popoli poveri e considerandolo solo un cibo di emergenza. L’ostacolo maggiore, per quel che riguarda l’introduzione degli insetti nei regimi alimentari dei paesi Europei, è la percezione di disgusto che l’insetto in se suscita. Basti pensare alla spasmodica quantità di prodotti che vengono utilizzati per sbarazzarsi degli insetti nelle nostre case. Come possiamo mangiare qualcosa che solitamente cerchiamo addirittura di non vedere?

D’altra parte, una delle componenti da non sottovalutare è comunque il beneficio ambientale che questo comporterebbe e la curiosità alla base dell’esperienza culinaria. Non sono pochi i consumatori che scelgono un regime alimentare in funzione dell’ambiente così come non sono pochi quelli che sono sempre alla ricerca di nuovi cibi. Questo basterebbe per ribaltare l’impatto percepito negativamente dai consumatori ad un primo incontro con il nuovo cibo.

La realtà italiana ed europea in merito al consumo di insetti è stata, ed è tuttora, discussa nell’ambito dei cosiddetti Novel Food (nuovi alimenti), ossia quei cibi che, come cita il Regolamento 2015/2283, non hanno storia di consumo precedente al 1997. Gli insetti, chiaramente, rientrano in questa definizione.

Il Regolamento Novel Food assicura che i nuovi cibi, provenienti da paesi extra EU o prodotti per mezzo di tecnologie nuove, vengano valutati sotto il punto di vista della sicurezza ed esaminati da un Panel di esperti dell’EFSA, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (the European Food Safety Authority). La valutazione condotta al fine di garantire la salute dei consumatori sul territorio Europeo viene resa pubblica e condivisa alla Commissione Europea che provvede ad inserire il nuovo alimento in una Union List autorizzandone l’utilizzo nei Paesi Membri.

Gli insetti hanno aspettato anni prima di essere valutati in Europa e, finalmente, la prima valutazione del rischio è stata rilasciata da EFSA con esito positivo il 13 gennaio 2021. Nonostante la lunga lista di insetti che ci si aspetta verrà valutata nel corso degli anni, questa prima valutazione ha toccato le Tarme della farina (Tenebrio molitor – dried mealworms) nel loro uso come tali e sottoforma di farina. Il Novel Food in questione è stato considerato sicuro e pronto per essere usato in snacks, biscotti, piatti a base di legumi e di pasta. Siamo pronti ad assaggiarli, e voi?

Più infomazioni sono disponibili sul sito di EFSA (versione in inglese): https://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/6343

 

REFERENCES

EFSA (2021) Insetti commestibili e valutazione scientifica dei nuovi alimenti. Fonte: https://www.efsa.europa.eu/it/news/edible-insects-science-novel-food-evaluations

FAO (2021) Insects for food and feed. Fonte: http://www.fao.org/edible-insects/84627/en/